San Simeone - Turismo San Benedetto Po

Complesso Monastico | San Simeone - Turismo San Benedetto Po

Patrono dell’abbazia polironiana, di cui San Benedetto è il titolare, è un santo poco conosciuto. Simeone nasce intorno al 960/70 in Armenia, una regione che aderì alla fede cristiana tra le prime, rimanendovi graniticamente fedele nonostante le molteplici persecuzioni. Dopo un primo periodo dedicato alla vita eremitica, si impegna in un grande pellegrinaggio della fede … non per qualche anno, ma per l’intera vita! Egli visitò tutti i santuari della pietà medievale: Gerusalemme, Roma, Santiago di Compostela, Tours. 

Intorno al 1012, ormai anziano, Simeone giunge al Polirone, dove è accolto dai primi monaci nell’appena fondato monastero della famiglia dei Canossa. Qui vive in pace e preghiera, stimato anche dal rude marchese Bonifacio di Canossa fino alla sua morte avvenuta il 26 luglio 1016. A Polirone viene sepolto e venerato grazie alla bolla di riconoscimento della sua santità ad opera di papa Benedetto VIII (1024). Ancora oggi il suo corpo riposa nella 1^ cappella di sinistra della Basilica Polironiana.

Nel chiostro a lui dedicato si possono ammirare gli affreschi che raccontano i suoi miracoli.

Miracolo della cerva: Era inverno e San Simeone si trovava in un eremo con due discepoli. Non potevano uscire a causa della neve ed erano tormentati dalla fame. Invocarono quindi la misericordia di Dio ed ecco apparire davanti alla porta della loro capanna un cervo, che piegando la testa, si offriva in cibo. 

Miracolo della spina di pesce:  Mentre un monaco di nome Andrea mangiava, una lisca di pesce gli si conficcò in gola. Lui non riusciva né a rigettarla né a deglutirla, stava soffocando. Mandarono in fretta  a chiamare San Simeone, questi venne e, alzati gli occhi al cielo, fece un segno di croce sulla gola ferita. Il monaco guarì immediatamente.

Miracolo del leone: San Simeone era a Mantova, chiamato da Bonifacio di Canossa. In una piazza, in catene, si trovava un leone. San Simeone si avvicinò a lui e mise la mano nella sua bocca: l'animale cominciò a leccarla e si accucciò ai suoi piedi.

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