Cosa vedere - Turismo San Benedetto Po

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Monastero e Basilica di Polirone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Museo Civico Polironiano

Vieni a scoprire il Museo Civico di San Benedetto Po. 

Fondato nel 1977, il Museo Civico Polironiano di San Benedetto Po è uno dei maggiori musei etnografici d'Italia. Con oltre 13.000 oggetti costituisce un importante documento storico e propone un recupero delle testimonianze, materiali e immateriali, specifiche dell'area di riferimento del Museo: la pianura fluviale solcata dal Po, adagiata tra le Prealpi e l'Appennino Tosco-Emiliano. Oggi quello che si visita è il nuovo allestimento inaugurato il 2 ottobre 2009 che si trova nei suggestivi piani superiori del complesso monastico.

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La Chiesa Abbaziale

 

Di impianto quattrocentesco, venne restaurata da Giulio Romano nel 1539 e conserva al suo interno mosaici dell'XI secolo, statue di santi in terracotta ad opera di Antonio Begarelli, pale d'altare di vari artisti, tra cui Girolamo Bonsignori, Fermo Ghisoni, G. Mazzola Bedoli, e arredi lignei di G. M. Piantavigna.

Gli edifici che strutturavano e che facevano parte dell’antico Complesso Monastico, con il corso degli anni e delle epoche storiche sono stati riadattati o dismessi secondo le necessità dei vari periodi andando così a periodi alterni a essere riedificati, ristrutturati e riqualificati. Oggi molte di quelle strutture e edifici sono andati perduti ma alcuni di loro mantengono a oggi un valore di importanza storico, artistica, culturale molto importante e notevole sia per gli abitanti che per i turisti.

 

Refettorio grande e Affresco del Correggio

Sala dove i monaci consumavano i pasti, per la grandezza del monastero e il numero dei monaci che abitavano all’interno del complesso fu edificato un edificio a parte autonomo. Antonio Allegri, detto il Correggio affrescò l’architettura dipinta che inquadrava l’Ultima Cena del pittore Girolamo Bonsignori fra il 1513 e 1514.

La decorazione anticipa i temi della riforma protestante e dell’Evangelismo Italiano di cui il committente Gregorio Cortese fu uno dei principali promotori e esponenti. Attualmente il Refettorio ospita parte delle opere del Museo dell’Abbazia, in questo complesso vengono inoltre realizzate e esposte mostre temporanee e ospitati eventi di natura culturale e artistica.

 

Museo dell’Abbazia 

Posto all’interno del Refettorio Grande. Vi si conservano testimonianze e reperti archeologici dell’antica Abbazia Benedettina, fanno parte della collezione alcune opere eccezionali come l’alto rilievo in marmo greco della personificazione dei mesi di “Novembre e Dicembre” attribuiti allo scultore Wiligelmo o alla sua scuola provenienti dalla facciata della Chiesa Romanica, inoltre da segnalare l’alto rilievo de “La Testa di Bue” proveniente sempre dalla facciata della chiesa romanica. All’interno della collezione vi è anche la scultura de “Madonna col Bambino” scolpita da Antonio Begarelli nel sedicesimo secolo.

 

Infermeria Nuova 

Costruzione avviata nei primi anni del ‘500. Doveva costituire il lato ovest del così detto quarto chiostro di cui oggi mancano i due lati. L’edificio con seminterrato adibito a vasta cantina, è a tre navate corrispondenti le due esterne alle camere e quella centrale a un lungo corridoio con volte a crociera. Il piano terra conserva l’originaria struttura cinquecentesca, nonostante i numerosi adattamenti delle celle date le continue trasformazioni delle funzioni dei luoghi dell’infermeria Nuova, come l’utilizzo di queste celle come carceri o depositi. Nel corso degli anni del 900 e i primi anni 2000 l’Infermeria è stata adibita a struttura ricettiva alberghiera, questo fino al terremoto del 2012, ora la struttura non è agibile per i visitatori ma sono stati già programmati interventi di ristrutturazione che nei prossimi anni dovrebbero restituire alla struttura la sua funzione di ristoro e riposo per i visitatori e i turisti.

 

Chiostro di San Benedetto 

Adiacente a un fianco della chiesa maggiore, costruito intorno al 1450. Oggi il chiostro non è più completo ma lo è stato fino al 1799, oggi sono rimasti solo il lato settentrionale e il lato di levante. Costruito in uno stile di transizione di chiara influenza veneta. Il chiostro in misure più ridotte esisteva già in epoca romanica.

 

Sala del Capitolo

Inserita tra il Chiostro di San Simeone e quello di San Benedetto, era il vero e proprio centro direttivo del cenobio, dove si tenevano i capitoli generali. Attraverso lavori di restauro sono emersi otto sepolcri di abati come alcune tracce della sala romanica, questo doveva essere probabilmente il nucleo edilizio più antico del monastero. La struttura attuale risale probabilmente all’inizio della seconda metà del quindicesimo secolo.

 

Chiostro di San Simeone 

Voluto nel 1458 da Giulio Gonzaga. È in stile tardogotico, assunse l’aspetto attuale tra il 1458 e il 1480. Il lato più antico è quello ovest. Nel secondo quattrocento fu decorato da affreschi nei sottarchi dei portici. Nel ‘500 furono affrescate le storie di San Simeone attribuiti a pittori di scuola fiamminga. Sul lato sud del chiostro si affaccia l’attuale Biblioteca Comunale “Umberto Bellintani”.

 

Chiostro e forestiera dei secolari

Il chiostro nella sua storia ha attraversato tre diverse fasi costruttive. Il piano terra era probabilmente destinato alla forestiera dei poveri mentre il paino superiore agli ospiti di riguardo. Recenti restauri hanno portato alla luce nelle due sale al piano terra del chiostro (le odierne Sala Civica e Sala Consigliare). Al centro del chiostro, restituito alla forma che aveva nel cinquecento, è stata posta la fontana seicentesca ed integrata.

 

Campanile di San Floriano

Il campanile di San Floriano rappresenta una delle testimonianze storiche più importanti della cittadina in quanto è ciò che rimane dell’omonima chiesa, definita nei secoli passati come la “chiesa del popolo” in quanto collocata al di fuori della cinta muraria dell’abbazia. Un edificio religioso di grande importanza e di una significativa bellezza architettonica che è poi andato incontro a degrado e successiva demolizione e di cui è rimasto solo il bel campanile romanico poi danneggiato dal terremoto del 2012.

 

Palazzo Gonzaga di Vescovato a Portiolo

L'area su cui insiste la costruzione proviene da una donazione fatta da Matilde di Canossa ai monaci dell'Abbazia di San Benedetto in Polirone. La zona passò sotto il controllo della nobile famiglia Gonzaga. Il complesso fu edificato tra il XIV e il XV secolo come casa-fortezza, assumendo la connotazione di corte rurale fortificata. La villa fu abitata dal condottiero Fulvio Gonzaga, che compì importanti lavori di ristrutturazione e qui si ritirò alla fine del Cinquecento per dedicarsi alle attività letterarie. Il principe Ottavio I Gonzaga fece edificare la parte centrale del palazzo e i giardini nel 1661 per trasformarlo in sua residenza, con l'apporto dell'architetto Frans Geffels. Nella proprietà succedettero Pirro Maria, Ottavio II Gonzaga e la figlia Marianna (1706-1758). Dopo questo periodo cominciò il declino della corte, che fino alla metà del XIX secolo restò in proprietà della famiglia Cavriani.

 

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